gennaio 15th, 2010 in Italia | No Comments »
L’antico ghetto di Padova
Il primo tratto di via San Martino e Solferino, a levante, che un tempo si chiamava via Sirena (dall’insegna di una bottega), "comprende l’ex ghetto, istituito nel 1603. Quando i francesi nel 1797 abbatterono le porte dichiarando l’uguaglianza degli ebrei, via Sirena prese il nome di via Libera.
Si ha notizia, che nel quartiere israelita vi erano nel Seicento sessantaquatttro negozi, dove si esercitava prevalentemente la "strazzeria" (commercio di oggetti usati). Vi erano tre sinagoghe, di rito italiano, tedesco e spagnolo, con una popolazione aggirantesi sulle mille persone. Ora è rimasta una sola sinagoga, all’esterno della quale una lapide rammenta gli ebrei trucidati durante l’ultimo conflitto, dei quali ottomila italiani e quarantasei padovani.
Caratteristici rimangono molti edifici del ghetto, con varietà di pilastri e colonne di recupero. Intervenuta l’emancipazione degli ebrei nel 1797 e apertosi il quartiere, le bottegucce rimasero tali, modestissime se non misere: rigattieri, alimentari, rimesse. Ora l’ex ghetto si avvia, per la sua centralità, a diventare un’interessantissima e caratteristica area commerciale, persino di generi di lusso o voluttuari.
novembre 15th, 2009 in Italia | 1 Comment »
I camini di Venezia
In nessuna altra città è possibile rilevare una così alta varietà delle loro forme, delle dimensioni, colori, motivi decorativi e funzionali, frutto della graduale stratificazione storico-archittetonica vissuta dalla città
quelli veneziani si presentano con delle forme uniche.
Essi si innalzano come dei piccoli campanili sopra case e palazzi; attualmente sono circa settemila. Molti sono stati adattati a nuove esigenze, ridotti, modificati, abbattuti perchè insicuri.
La maggioranza di quelli che si possono ancora vedere rappresenta però ancora la Venezia dei secoli trascorsi, quando i camini erano addirittura decorati e dipinti, come si può vedere nei quadri di Vittore Carpaccio e Giovanni Bellini.
Il motivo della diversità dei camini veneziani sta nel fatto che, anticamente, i tetti delle case e anche di alcune chiese erano ricoperti di stuoie di canna o di fasci di paglia. E’ logico pensare come, in periodi di siccità, bastasse una scintilla per incendiare tutta la copertura. Per questo motivo si arrivò ad allontanare da Venezia tutte le attività che potessero essere causa di incendi, come quella del vetro, che venne spostata nell’isola di Murano e furono emanate severe leggi che regolamentavano l’uso del fuoco nelle botteghe e nelle case. Per ovviare alla fuoriuscita delle scintille dai camini si operarono delle soluzioni che dettero vita ai camini a campana rovesciate, e tronco di cono, a forchetta che, con la loro particolare struttura interna, riescono ad ostacolare e raffreddare le faville.
A proposito di camini, una curiosità: nella Venezia dell’anno 1500, stando alla famosa veduta d’uccello di Jacopo de Barbari, i camini erano ben 10.357.