Chi non ha mai cercato su Google una frase del tipo “come si fa a…” (dove al posto dei puntini c’era una qualche difficoltà informatica) è probabile che non abbia mai usato un computer. Quasi sempre, tra i primi risultati, spunta un sito riconoscibile: sfondo bianco, foto sorridente di un ragazzo con gli occhiali, titolo che ricalca alla lettera la domanda appena digitata. Aranzulla.it è entrato nel linguaggio comune al punto che “chiediamolo ad Aranzulla” è ormai una formula di uso quotidiano in molte case italiane.
Una storia che parte dal 2002
Salvatore Aranzulla apre il sito quando è ancora uno studente, in un’epoca in cui la divulgazione informatica in italiano è quasi inesistente o riservata agli addetti ai lavori. Negli anni il blog cresce, si professionalizza e diventa uno dei trenta siti più visitati d’Italia, con numeri che sfiorano il milione di visite al giorno. Oggi quello che era un progetto personale è diventato una vera azienda (Aranzulla Srl, con sede a Milano), e il suo fondatore ha pubblicato libri per Mondadori e curato rubriche tecnologiche su Il Messaggero.
È un caso unico nel panorama italiano. Nessun altro divulgatore informatico ha avuto un peso simile sul modo in cui gli italiani si rapportano alla tecnologia di tutti i giorni.
La formula: una guida per ogni domanda
Il segreto di Aranzulla sta tutto nella formula, ed è una formula riconoscibilissima. I titoli ricalcano alla lettera quello che la gente scrive nel motore di ricerca: “Come aprire una PEC”, “Come fare la tilde su PC”, “Come scrivere un messaggio ad un dottore”. Niente fronzoli, niente giochi di parole, niente accademia. Si va dritti alla risposta che il lettore sta cercando.
Ogni guida segue lo stesso schema:
- una breve introduzione che inquadra il problema
- un indice cliccabile che permette di saltare al capitolo che interessa
- capitoli brevi, ciascuno con il suo titolo descrittivo
- screenshot a illustrare i passaggi
- conclusione con link ad approfondimenti correlati
È un modello prevedibile (sempre lo stesso, da migliaia di articoli) e questo è insieme un punto di forza e un limite. Chi cerca la risposta secca può trovare faticoso scorrere paragrafi e introduzioni. Chi invece non sa nulla apprezza la rassicurazione di sapere sempre dove si trova.
Tre grandi aree per tutte le domande
Il sito si articola in tre macro-categorie: Computer, Telefonia e Internet. Da qui si dirama un albero di sotto-argomenti praticamente infinito, che copre più di ottomila guide. Si va dai problemi di sistema operativo alle configurazioni di app, dalla scelta di uno scanner portatile a come disdire un abbonamento al Corriere, dal cambio di operatore telefonico ai trucchi per Telegram.
L’idea di fondo è semplice: se hai un dubbio che ha a che fare con uno schermo (di qualunque tipo), la risposta probabilmente è qui. E se non c’è ancora, prima o poi ci sarà.
Il “tu” che ha cambiato il pubblico
Il vero cambio di passo, rispetto a tutta la divulgazione tech che lo aveva preceduto, è il tono. Aranzulla scrive sempre in seconda persona, come se stesse parlando al telefono con un amico (“ti basta cliccare”, “non preoccuparti se non sei esperto”, “ti consiglio di prenderti qualche minuto”). È un tono paziente, mai dall’alto in basso, che ha aperto le porte del web tecnico a un pubblico che prima si sentiva escluso.
Il risultato è che oggi Aranzulla.it parla soprattutto a chi non è nato con il computer in mano: pensionati che vogliono imparare a fare una videochiamata, genitori alle prese con i compiti dei figli, autonomi che devono attivare lo SPID. È una platea enorme, e per lungo tempo è stata mal servita.
Cosa c’è dietro le quinte
Quello che vent’anni fa era un blog scritto da una persona sola oggi è un’attività editoriale strutturata. Le guide sono firmate da Aranzulla ma è chiaro che dietro c’è una redazione. Alcuni articoli sono realizzati in collaborazione con sponsor (cosa indicata in fondo alla pagina, anche se non sempre con grande visibilità). La pubblicità è presente in dose abbondante, soprattutto su mobile: banner, riquadri, pop-up. È il prezzo della gratuità di un servizio che vive solo di advertising.
Il rapporto con i grandi brand della telefonia, dell’hosting e dei servizi digitali è molto stretto, ed è uno dei punti su cui il lettore più smaliziato può alzare il sopracciglio. Le guide non sono mai apertamente promozionali, ma alcuni servizi compaiono con una frequenza che non è casuale.
Punti di forza e aspetti migliorabili
Punti di forza
- Quasi-monopolio sulle ricerche informatiche di base in italiano
- Linguaggio accessibile a chiunque, anche a chi non ha competenze tecniche
- Aggiornamento costante delle guide (con screenshot rifatti quando le interfacce cambiano)
- Brand riconoscibile e autorevolezza maturata in oltre vent’anni di attività
- Tutti i contenuti sono gratuiti, senza paywall né registrazioni obbligatorie
Aspetti da migliorare
- Pubblicità invasiva, soprattutto da smartphone
- Formula degli articoli ripetitiva, con introduzioni spesso più lunghe del necessario
- Distinzione tra contenuti redazionali e contenuti sponsorizzati non sempre evidente
- Assenza di sezioni per utenti avanzati (chi cerca approfondimenti tecnici deve guardare altrove)
- Design del sito invecchiato e poco curato rispetto agli standard attuali
Conclusione: un fenomeno con cui fare i conti
Aranzulla.it è uno dei pochi casi italiani di un sito che ha trasformato un bisogno comune (capire come funziona la tecnologia che ci circonda) in un punto di riferimento stabile per milioni di persone. Si può discutere lo stile, la SEO aggressiva, l’invadenza della pubblicità, il rapporto con gli sponsor. Resta un fatto difficile da ignorare: quando il computer non funziona o lo smartphone fa qualcosa di strano, la prima reazione di tantissimi italiani è cercare la risposta su Google. E nove volte su dieci, quella risposta arriva da qui.
È un sito che meriterebbe forse più riconoscimento culturale di quello che riceve, perché ha alfabetizzato digitalmente una parte di paese che nessun’altra istituzione (scuola, RAI, programmi pubblici) era riuscita a raggiungere. Lo ha fatto a modo suo, con una formula discutibile ma efficace, e con un linguaggio che ha cambiato per sempre il modo in cui si scrive di tecnologia in italiano.